Storia di un amore peloso.

Storia di un amore peloso. Peloso sì, ma vero. Vero che più vero non si può.

Tutto ha inizio più di un anno fa. Una domenica grigia, umida. Come si dice, c’era una volta… C’ero una volta io, ed ero sola. Non mi ero mai sentita così sola. Nonostante tutto avevo deciso che volevo l’amore. Mai e poi mai avrei pensato di trovarlo in te. Ma torniamo alla “favola”. C’ero una volta io, e stavo guidando. Dopo poco più di un’ora arrivo ad un casolare immerso nella campagna pisana. Ero felice, sì. Ma non sapevo minimamente quello che mi sarei trovata davanti. Mi apre una signora gentile, una bella donna, magari un po’ consumata dalla fatica e dal passare degli anni. Mi fa fare un giro del cortile e alla fine mi scorta all’interno di un recinto. Il recinto dei cuccioli. Ce n’erano all’incirca una decina dentro. Sbirciai e pensai subito “cavolo, adesso come faccio a sceglierne uno?”. Appena entrata mi accovaccio e un’orda di batuffolini pelosi mi corre subito incontro. Erano tutti carini sì, ma nessuno era speciale. Ad un certo punto alzo lo sguardo e vedo questo cucciolone gigante, il più grosso di tutti, che era rimasto in fondo al recinto. Ricambia lo sguardo. Mai visti occhi così magnetici, profondi. Il gigante dei cuccioli parte a corsa, viene verso di me. Con un balzo (poco agile vista la stazza) mi salta addosso e inizia a leccarmi la faccia. Inutile dire che è stato il momento più bello di tutta la mia vita. Quel giorno sapevo che avrei preso un cane, ma non sapevo che avrei trovato l’amore.

Ma torniamo a noi, fin qui sembra tutto rose e fiori. Perchè quando porti a casa un esserino di appena due mesi ti sembra tutto stupendo, un favola nel vero senso della parola. La palla di pelo ti dorme in collo per tutto il viaggio fino a casa e pensi “ma come si fa a dire che è impegnativo avere un cane?questo cucciolo è un angelo” con gli occhi a forma di cuoricino.

Poi arrivi a casa e della favola non è rimasto nulla. Anzi, precipiti e batti anche una bella culata sul pavimento della realtà. Quel batuffolino di pelo tenero e paffutello cela dentro di se il demonio. Gioco-dipendente ti sveglia a qualunque ora del giorno e della notte con l’odioso “squeak” di palline e cazzi e mazzi, dire che porta in grembo Mr. Hyde è poco, è capace di distruggere tutto (ma proprio tutto: scarpe, tappeti, divani, tavole, sedie…) per non parlare del non breve periodo in cui decide che la tua camera è il bagno. Conoscendo Jacob su tutte le rose e i fiori che vedevo all’inizio ci ha pure vomitato. Ma come fai ad essere arrabbiata? È così caruccio. Allora pulisci tutto, compri roba nuova, compreso un miracoloso correttore per le occhiaie, nella speranza che poi crescendo si calmerà.

Ebbene signori e signore, voglio svelare un arcano mistero fin troppo taciuto, quasi protetto da una setta segreta: i cani non si calmano. Mai. Mai.

Passano i mesi, gli anni, il cucciolo diventa un bestione di 20 kili drogato di pallina, che tira al guinzaglio come un assatanato ma che nonostante tutto pretende ancora di essere un cucciolo. In pratica vuole stare sempre in collo. Un cane. Di venti kili. E anche peloso.

E sapete cosa mi fa dire di essere follemente innamorata del mio cane? Il fatto che da un anno e mezzo a questa parte Jacob ne ha combinate di tutti i colori, ma io a quella domenica ci tornerei al volo. E lo riporterei a casa. E mi rivivrei anche tutta la fase il-tuo-letto-è-il-mio-bagnetto. Perché quando mi guarda io mi illumino, fa diventare una giornata nera un bellissimo quadro in technicolor degno della Tate Modern.

“Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato.” diceva Schopenhauer.

Chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa sia l’amore disinteressato, sincero, speranzoso, totalizzante.

Mi hai insegnato l’amore ed io ti ho messo nel mio cuore, per sempre. Sei l’amore della mia vita. Per sempre.

So che molti di voi mi prenderanno per un idiota. Vi sembrerà triste che ami così tanto un cane e non una persona. Non vi risponderò io, ma mi appellerò alla frase finale di un film che, per inciso, mi fa sempre piangere come una fontana.

“Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti fermati…

Un bastone marcio per lui è sufficiente.

A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido…

Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo.

Di quante persone si può dire lo stesso?

Quante persone possono farti sentire unico, puro, speciale?

Quante persone possono farti sentire…

Straordinario?”

Dal film “Io & Marley”.

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What happens if…

What happens if you fall in love with a writer?

Lots of things might happen. That’s the thing about writers. They’re unpredictable. They might bring you eggs in bed for breakfast, or they might all but ignore you for days. They might bring you eggs in bed at three in the morning. Or they might wake you up for sex at three in the morning. Or make love at four in the afternoon. They might not sleep at all. Or they might sleep right through the alarm and forget to get you up for work. Or call you home from work to kill a spider. Or refuse to speak to you after finding out you’ve never seen To Kill A Mockingbird. Or spend the last of the rent money on five kinds of soap. Or sell your textbooks for cash halfway through the semester. Or leave you love notes in your pockets. Or wash you pants with Post-It notes in the pockets so your laundry comes out covered in bits of wet paper. They might cry if the Post-It notes are unread all over your pants. It’s an unpredictable life.

But what happens if a writer falls in love with you?

This is a little more predictable. You will find your hemp necklace with the glass mushroom pendant around the neck of someone at a bus stop in a short story. Your favorite shoes will mysteriously disappear, and show up in a poem. The watch you always wear, the watch you own but never wear, the fact that you’ve never worn a watch: they suddenly belong to characters you’ve never known. And yet they’re you. They’re not you; they’re someone else entirely, but they toss their hair like you. They use the same colloquialisms as you. They scratch their nose when they lie like you. Sometimes they will be narrators; sometimes protagonists, sometimes villains. Sometimes they will be nobodies, an unimportant, static prop. This might amuse you at first. Or confuse you. You might be bewildered when books turn into mirrors. You might try to see yourself how your beloved writer sees you when you read a poem about someone who has your middle name or prose about someone who has never seen To Kill A Mockingbird. These poems and novels and short stories, they will scatter into the wind. You will wonder if you’re wandering through the pages of some story you’ve never even read. There’s no way to know. And no way to erase it. Even if you leave, a part of you will always be left behind.

If a writer falls in love with you, you can never die.

From http://karenfelloutofbedagain.tumblr.com

Ho abbozzato una traduzione, per chi non sapesse molto bene l’inglese. Tra parentesi non lo so benissimo neanche io, quindi ogni suggerimento è ben accetto.

Cosa succede se ti innamori di uno scrittore?

Possono accadere un sacco di cose. Il fatto è questo, con gli scrittori. Sono imprevedibili. Potrebbero portarti le uova a letto per colazione, o potrebbero ignorarti per giorni. Potrebbero portarti le uova a letto alle tre del mattino. Oppure potrebbero svegliarti alle tre del mattino per fare sesso. O fare l’amore alle quattro del pomeriggio. Potrebbero non dormire. Oppure potrebbero riaddormentarsi dopo la sveglia e dimenticare di svegliarti per andare a lavoro. O chiamarti e chiederti di tornare a casa da lavoro per uccidere un ragno. Oppure rifiutarsi di parlarti dopo aver scoperto che non hai mai visto Il buio oltre la siepe. O spendere gli ultimi soldi dell’affitto in cinque diversi tipi di sapone. Oppure vendere i tuoi libri di testo per soldi a metà del semestre. O lasciarti fogli con frasi d’amore in tasca. Oppure lavare i pantaloni con post-it nelle tasche con il risultato che il tuo bucato sarà coperto di pezzi di carta bagnata. Potrebbero piangere perchè non hai letto i post-it. è una vita imprevedibile.

Ma cosa succede se uno scrittore si innamora di te?

Questo è un po’ più prevedibile. Troverai la tua collana di corda con il pendente di vetro a forma di fungo intorno al collo di qualcuno a una fermata dell’autobus in un racconto breve. Le tue scarpe preferite scompariranno misteriosamente, e riappariranno in un racconto. L’orologio che indossi sempre, l’orologio che possiedi ma non indossi mai, il fatto che non porti mai l’orologio: caratteristiche che improvvisamente appartengono a personaggi che non hai mai conosciuto. Eppure loro sono te. Loro non sono te: sono qualcun altro in tutto, ma si passano la mano nei capelli come te. Usano le stesse espressioni che usi tu. Si grattano il naso quando mentono come fai tu. A volte saranno narratori, a volte protagonisti, a volte cattivi. A volte saranno nullità, poco importanti, un accessorio di scena. All’inizio potrebbe divertirti. O confonderti. Potresti essere sconcertato quando i libri si trasformano in specchi. Potresti cercare di vedere te stesso come ti vede il tuo amato scrittore quando leggi un racconto su qualcuno che ha il tuo secondo nome o su qualcuno che non ha mai visto Il buio oltre la siepe. Queste poesie, romanzi e racconti, si disperderanno nel vento. Ti chiederai se stai girando per le pagine di una storia che non hai mai letto. Non c’è modo di saperlo. E non c’è modo di cancellarlo. Anche se te ne vai, lascerai sempre una parte di te alle tue spalle.

Se uno scrittore si innamora di te, non potrai mai morire.

Vero è che…

Eccomi.

Torno a casa finalmente, mi aspetterei un “bentornato”, chissà se ne riceverò. Per più di un mese sono mancata, per più di un mese ho messo in pausa la mia vita per dedicarmi completamente a quella di un altra persona. Eh..l’amore. Ti fotte sempre.

Finalmente sei tornato. Quando ti ho visto la mia serata si è illuminata, il mio cuore, i miei occhi. Tutto splendeva. Ho capito subito quanto mi eri mancato. Il tuo abbraccio mi ha restituito ciò che mi era stato strappato via per mesi, ciò che New York mi aveva rubato. Il tuo odore, le tue mani, il calore del tuo corpo. Come ho fatto a vivere per tutti questi mesi senza di te? Dio, non mi sembrava vero averti tutto per me. Ma è bastato poco per capire che qualcosa era cambiato. Dopo l’entusiasmo iniziale ho avvertito l’oscurità, ho avvertito il pericolo.

Dopo poco tempo sono iniziati i litigi, le offese, le mani. Non eri tu, non ero io. Eri cambiato, eri pericoloso. Tuttavia non ho voluto abbandonarti, ti ho curato come non avevo mai fatto con nessuno prima. Adesso hai capito i tuoi errori ed io ho capito i miei. Siamo cresciuti insieme. Tra poco ripartirai e con te lo farà una parte di me. Porterò sempre le cicatrici del tempo insieme, sia fisiche che mentali. Mi mancherai, come sempre. Ti amerò, come sempre. Ovunque tu ti nasconda, qualunque maschera tu indossi.

Vero è che.. ho messo da parte me stessa per te.

Vero è che.. adesso che te ne vai ricomincio a vivere.

Non offenderti per questo, sai che siamo due pianeti noi, mai troppo vicini, mai troppo lontani. Non esisteremmo l’uno senza l’altro, ma se ci scontrassimo nessuno dei due ne sopravviverebbe.

Mi mancherai. Ti amerò.

Mi Manchi.

Ogni volta che ti penso mi blocco. Non parlo più, non rido più, non scrivo più. Scrivere di te è una delle cose più difficili che abbia mai fatto nella mia vita. Ma adesso lo sento necessario, sento che devo farlo. è un bisogno impellente. Devo liberarmi. Devo mettere nero su bianco la nostra storia, devo mettere nero su bianco quanto la mia vita sia incompleta senza di te. Ogni volta che ti penso mi manca il fiato. Soffoco.

Mi mancano i pranzi con te, mi manca il tuo sapere sempre i miei gusti, mi manca “piadina stracchino e rucola, e sì già ti ho comprato anche il Ginger che so che ti piace tanto”, mi mancano le serate a guardare i film sul divano, che poi il film lo sceglievo sempre io, mi mancano le telefonate nel cuore della notte quando sentivi il bisogno di parlare, mi manca stringerti la mano quando ho paura, mi mancano i tuoi abbracci, mi manca il gesto che facevi per spettinarmi i capelli, mi mancano le passeggiate insieme, il gelato sempre nel solito posto, le cene che “dai Buba, fammi prendere la pizza con le cipolle”, mi manca che non mi importava nulla della cipolla, mi bastava essere con te, mi manca il tuo odore, mi manca averti nella mia vita, mi manca un pezzo del mio cuore, un pezzo di me.

I momenti più belli della mia vita li ho passati con te. Dopo l’esame di maturità andammo insieme a fare la spesa e mi cucinasti la pasta, ricorderò sempre l’odore di pomodoro mischiarsi con l’odore dolce della libertà, ma anche con le nostre paure, con un futuro incerto. Quando sono stata terrorizzata tu c’eri, quando sono stata felice eri lì con me. Quanto vorrei dirti che adesso sono serena, che sto bene, che finalmente ho trovato me stessa, la mia strada, quanto vorrei che mi tenessi la mano mentre cammino verso la vita.

La lontananza mi uccide. Potrai mai perdonarmi? Potremmo mai ritrovarci? Avrò mai una vita con te? Torna, sono qui ad aspettarti. Mi manchi Bubino mio.

“E il vero amore può 

nascondersi, 

confondersi 

ma non può perdersi mai 

Sempre e per sempre 

dalla stessa parte mi troverai..”

“Sempre e per sempre”, Francesco De Gregori.

Con un piede in Paradiso.

La strada corre rapida. Attorno a noi solo Natura, unico segno di civiltà quel lungo serpente di asfalto. Guardo a destra e a sinistra, solo alberi, solo erba, solo verde. Verde che contrasta con il blu intenso del cielo. Solo qualche nuvola, piccola macchia sbiadita sul vetro della cupola azzurra sopra di noi. Maciniamo kilometri, l’auto mangia la distanza che ci separa dalla pace. Nessuna meta, solo la voglia di evadere dalla città, solo la voglia di trovare un luogo che ci prenda tra le sue calde braccia, solo voglia di arrivare in Paradiso, ammirarlo e fuggirne subito. Nessuno parla, solo la musica delizia le nostre orecchie. “Gonna rise up.. find my direction magnetically..”. Sporgo la mano fuori dal finestrino, lascio che danzi con l’aria, lascio che si muova al suono di quella melodia perfetta, lascio che tocchi per un attimo la mia anima, il mio cuore stanco, il mio cuore che cerca riposo. La strada comincia a scendere, il mio sguardo è improvvisamente catturato da uno scorcio. I miei occhi vengono magneticamente attratti dal quel luogo. Urlo agli altri di fermarsi, ho visto un posto stupendo, dobbiamo fermarci. Parcheggiamo l’auto e iniziamo a scendere per una stradina sterrata. Dopo una curva, all’improvviso il Paradiso si rivela a noi. Un fiume di ciottoli si muove lento ai piedi di montagne verdissime. Quell’acqua pura, argentea scorre annoiata sotto i nostri occhi. Senza dire niente, senza che un fiato esca dalle nostre bocche, ci spogliamo. Ci immergiamo nel fiume fresco. I sassi pungono sotto i piedi, ma non fanno male, la sensazione è piacevole, quel piccolo dolore mischiato al freddo dell’acqua fa il solletico alla mia anima. Rido. Le risa fragorose rimbombano in quel luogo solitario, per un momento mi convinco che non sia l’eco, mi convinco che sia la Natura a ridere con noi. Dopo esserci immersi, dopo aver camminato nel giardino dell’Eden, ci sdraiamo su dei grandi ciottoli, sotto il sole di un martedì di metà agosto. Mi guardo attorno. Per un momento, per una frazione di secondo, avverto un gran calore al petto. I miei occhi si inondano di lacrime. Sento, in quel luogo e in quell’istante, di aver capito. La bellezza mi si è rivelata e mi sento minuscola di fronte ad essa. La potenza della Natura, del mondo, dell’amore mi sono state chiare. Adesso è tutto diverso. Mi alzo, cammino verso gli altri e li abbraccio. Sento l’amore che mi scorre dentro, lo sento muoversi nelle vene e fa un po’ male. Non vorrei essere in nessun altro posto. Non vorrei essere con nessun altro. Ho visto l’amore negli occhi, l’ho guardato intensamente. Adesso non posso più farne a meno.

Grazie a voi, le persone più belle che conosco, adesso so che vi amo. Grazie Natura per la bellezza che ci hai regalato e che ci regali ogni giorno. Se qualcuno fosse interessato il luogo in questione si trova in Slovenia.

“Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare… 

O sogni o visioni, qualcosa la prese e si mise a pensare, 

sentì che era un punto al limite di un continente, 

sentì che era un niente, l’Atlantico immenso di fronte… 

E in questo sentiva qualcosa di grande 

che non riusciva a capire, che non poteva intuire, 

che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, quell’ oceano infinito… 

Ma il caldo l’avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire 

e fu solo del sole, come di mani future…”

Francesco Guccini, “Canzone della bambina portoghese”.

Senza Speranza.

Mark Zuckerberg andrebbe ucciso. Ecco. Accidenti a lui e all’idea di inventare Facebook. Mio caro Mark Zuckerberg mi devi una bottiglia di gin, una di vodka, un fegato nuovo ed una nottata. Una nottata sprecata per colpa tua. Se quella diavoleria non esistesse io non avrei mai saputo che il mio ex sta già con un’altra. Non avrei mai saputo che è felice con un’altra. Apro Facebook e vedo “il tuo amico tal-de-tali ha commentato la foto della signorina x”. E chi ti vedo nella foto? Il mio ex felice e contento su una spiaggia spagnola con la signorina x. E per di più il mio “supposto” amico (a questo punto supposto) commenta “è un piacere vederti finalmente felice”. Che cosa? Che cazzo hai scritto? La morte. La prima intenzione è stata quella di andare a casa sua con un piede di porco e sbatterglielo in faccia fino a che non ne fosse rimasta una poltiglia informe. Tu, mio amico, che scrivi FINALMENTE felice? Ma io ti ammazzo. Ti disintegro. Hai finito di vivere. Dopo qualche minuto di ricerca vana di un piede di porco la rabbia ha lasciato spazio alla tristezza infinita. Ed ecco che riapro Facebook. La guardo. Lei è una di quelle donne belle da morire, sempre perfetta, mai con il trucco sfatto, mai un brufolo, super-magra, perfetta. Io sono uno schifo. Mai una volta che non abbia lo smalto sbocconcellato, mai una volta che non abbia i vestiti sgualciti, mai una volta che non abbia le scarpe sporche. Per quanto mi sforzi non sono mai perfetta. Per quanto mi sforzi non sarò mai come lei. Mi hai detto che mi amavi, perchè ero diversa, perchè avevo sapore. Quando mi hai detto addio hai detto che ho troppo sapore. Sono un groviglio di problemi e paranoie. Non esistono giorni tranquilli con me. Invece in quella foto lui sembra tranquillo, sembra sereno. è felice. Con me forse non lo è mai stato. O magari lo è stato per qualche minuto e si è aggrappato a quelli per cinque anni. Finalmente è felice. Felice con una donna che è l’esatto opposto di me. Mi sento proprio una merda. Non sarò mai capace di rendere felice nessuno, sono troppo complicata, non rendo felice me stessa, figuriamoci gli altri. Mi sento sempre più sola. Mi sento senza speranza.

“Never mind, I’ll find someone like you, 

I wish nothing but the best for you, too, 

Don’t forget me, I beg, 

I remember you said, 

“Sometimes it lasts in love, 

But sometimes it hurts instead”..”

Adele, “Someone Like You”.

Sul futuro.

Bisogna sempre preferire un lavoro che paga le bollette ad un sogno? Bisogna sempre finire l’università anche se si odia perchè “ormai sei alla fine”? O vale la pensa inseguire un sogno anche se ti ritrovi da solo a farlo, senza nessuno accanto e senza soldi? Come si fa a capire ciò che si vuole per il proprio futuro? Io non l’ho capito. Mi ritrovo intrappolata in un corso di laurea che odio ma che devo finire per forza per non deludere chi mi sta accanto. E perchè ormai mi mancano solo 9 esami. E sogno dalla mattina alla sera di viaggiare, di abbandonare la scrivania piena di libri che puzzano di stantio e di polvere. Sogno di leggere, leggere dalla mattina alla sera, divorare i grandi scrittori, sogno di fare l’amore con i libri di Bukowski o di Hemingway. E poi sogno di scrivere. Scrivere di tutto, tradurre in parole ciò che vedo, imprimere su un foglio le mie emozioni, lasciare andare libere le mie mani al suono dei miei pensieri. Ma nessuno lo capisce. Nessuno capisce la mia voglia di fuggire, nessuno capisce che voglio più di questa vita monotona. Questa vita mi va stretta. Tutti pensano che basti avere le tasche piene di soldi, che basti laurearsi, che basti non doversi vergognare perchè la proprio figlia vuole fare la scrittrice invece che l’ingegnere. Ma a me non basta. Voglio di più. Voglio essere felice, voglio fare il mio lavoro con passione, voglio vivere con passione. Ma non ci riesco. Non riesco a deludere chi mi sta accanto. E sacrifico me stessa, sacrifico il mio futuro per non buttare via gli anni di università fatti, per non buttare via gli esami dati. Per non sprecare i sacrifici fatti dai miei genitori. Ma a me che faccio il sacrificio più grande nessuno ci pensa? Nessuno si accorge che sto sacrificando il mio futuro? Sarò mai felice come ingegnere invece che come scrittrice? Magari sì. O magari potrò essere entrambe le cose. O magari nessuna delle due. Sono confusa. Il futuro è troppo incerto per decidere a vent’anni cosa si vuole farne. O cosa si vorrebbe.

“Spesso ci indebitiamo con il futuro per pagare i debiti con il passato.”

Kahlil Gibran.