In un mare di vodka

Vestita dei miei bicchieri di troppo
Ti vedo, cado
Dolore

Ho una cicatrice che non si rimargina
Non si ricuce
Sanguina

Ogni volta che le nostre labbra,
Le nostre lingue
Si perdono ancora

Danzano
Naufraghe
In un mare di vodka

Annunci

Nuovi baci.

Nel cercare qualcuno

Che amasse la sabbia sotto i piedi

Mi sono persa dentro di te

La mappa è bruciata

Sotto il calore dei tuoi baci

La strada è sconosciuta

Come le tue mani su di me

Mi sono persa dentro di te

Te che non hai mai conosciuto il mare,

Te che forse hai letto dentro di me.

Ritornata a pieno regime in Toscana. Svogliata. Mi perdo tra nuova braccia. Non so se siano quelle giuste. Non so se sia giusto. Per adesso mi va così. Nuovi baci mi aspettavano a casa. Mi sono lasciata andare.

Cronache di capelli spettinati e piedi nudi

L’altra sera ho fatto uno sforzo disumano. La mia amica S. mi ha chiesto di accompagnarla ad una serata in discoteca ed io di fronte alla scelta discoteca-con-musica-orribile-e-300-gradi e solito bar-solita gente ho scelto la discoteca. Una discoteca di classe si intende. Allora mi infilo una minigonna che più mini non si può, una canottiera che più scollata non si può e un paio di trampoli che più alti non si può. E affronto questa fantomatica serata, che per di più non va nemmeno malissimo, ci sono state serate peggiori. A parte la musica orribile, i 300 gradi e i pessimi tentativi di approccio. Una volta a casa  mi guardo allo specchio. Mi accorgo che manca qualcosa. Non sono me stessa. Non sono la me che torna da una serata riuscita bene. E da cosa lo si capisce? Da due semplici cose. Prima di tutte i piedi. Sono tornata a casa con ancora le scarpe addosso. Non le ho tolte in macchina come faccio sempre, perché il dolore ai piedi è troppo forte per pensare di fare il tragitto auto-casa con ancora quei trabiccoli addosso. Trabiccoli non perché nelle serate riuscite bene porti il tacco 12, ma semplicemente perché penso che non c’è cosa più bella al mondo del camminare scalzi. Scalzi sull’erba, scalzi sull’asfalto, ballare scalzi quando tutti gli altri hanno le scarpe e ti guardano male, entrare scalzi e ancora un po’ brilli nei bar alle 6 del mattino ad elemosinare un po’ di cibo, scalzi. Scalzi si vive bene, eccome. Con i piedi nudi senti la vita. La senti proprio sotto i piedi, la percepisci. Per inciso le serate migliori sono quelle che affronto con un paio di All Star o con i miei amati biker ai piedi. Da quelle serate torno scalza, non dopo il tacco 12 (paradossale in effetti). Non sono una tipa da tacco 12. Sono una tipa che balla tutta la notte, sono una tipa che si tuffa nella folla dei concerti, sono una tipa che torna a casa piena di terra e con le frasche infilate ovunque perché non passa serata che non si rotoli per terra. L’altro segnale indicativo dello stato della serata sono i capelli. L’altra sera non sono tornata a casa spettinata. Non mi ricordo dove ho letto che le cose più belle della vita spettinano, ebbene è vero. Dalle serate migliori sono tornata spettinata. Torno a casa con i capelli “confusi” (come dico sempre io) dopo una notte di sesso, dopo un concerto, dopo aver ballato e urlato alla luna, dopo essermi ubriacata e aver vomitato, dopo aver baciato uno sconosciuto sul cofano di una macchina altrettanto sconosciuta. Niente come la vita ti spettina. Niente come l’amore ti spettina. Perché quando un uomo ti prende per i capelli, allora sì che vale la pena essere spettinate. Quando fa anche un po’ male e quando poi seguono i morsi sul collo, allora sì che capisco chi sono. Non sono una da tacco 12. Sono una che vive la vita così come viene, che raramente dice di no, che si butta sempre, senza paura, una che fa il bagno nuda in mare di notte, una che alle sei del mattino adora sentire l’erba umida del giardino sotto i piedi, una che vive intensamente ogni giorno che la vita le regala. Per cui al diavolo i capelli perfetti, al diavolo il tacco, datemi una notte, datemi della bella musica, datemi le persone giuste, tante risate, fatemi ballare fino a sentire male ai piedi, datemi una bella luna, datemi un po’ di gin, datemi un campo in cui rotolarmi o un mare in cui perdermi, questa è la felicità. Questa è una notte perfetta.

“E i bicchieri eran vuoti

e la bottiglia infranta

E il letto spalancato

e l’uscio era sprangato

E tutte le stelle di vetro

della felicità e della bellezza

Risplendevano nella polvere

della stanza mal spazzata

Ed ero ubriaco morto

ed ero fuoco di gioia

ed eri ubriaca viva

nuda tra le mie braccia”

Jacques Prévert, “Fiesta”.