Sunshine Award

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Bè che dire…un altro premio!!

Non potete nemmeno capire quanto sono felice..

Ringrazio La Disoccupazione Ingegna per la nomina, e mi affretto a fare altrettanto con alcuni dei miei blog preferiti.

– piopiocipciripxxxyyyzzz

– 9dropsofink

Hi, I’m Jude

La fiera della tracotanza

Tutti gli altri che non ho inserito avevano già ricevuto il premio, o comunque li avevo già nominati per un altro. Ho cercato di essere giusta e fare, come si dice, “un po’ e un po’ “.

Ecco le domande su di me a cui dovevo rispondere:

1. Colore preferito:  nero
2. Animale preferito:  cane
3. Numero preferito:  3
4. Drink preferito non alcolico:  acqua
5. Preferisci FB o Twitter:  fb
6. La tua passione:  lettura e musica a pari merito
7. Preferisci ricevere  o fare regali:  ricevere
8. Modello preferito auto:  la mia Yaris, non la cambierei per niente al mondo
9. Giorno preferito della settimana:  venerdì
10. Fiore preferito:  girasole

Prego chi leggerà questo post di visitare a seguire i blog da me citati, sono tutti stupendi e gestiti da persone fantastiche.

Ancora grazie per la nomina. 🙂

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Sul futuro.

Bisogna sempre preferire un lavoro che paga le bollette ad un sogno? Bisogna sempre finire l’università anche se si odia perchè “ormai sei alla fine”? O vale la pensa inseguire un sogno anche se ti ritrovi da solo a farlo, senza nessuno accanto e senza soldi? Come si fa a capire ciò che si vuole per il proprio futuro? Io non l’ho capito. Mi ritrovo intrappolata in un corso di laurea che odio ma che devo finire per forza per non deludere chi mi sta accanto. E perchè ormai mi mancano solo 9 esami. E sogno dalla mattina alla sera di viaggiare, di abbandonare la scrivania piena di libri che puzzano di stantio e di polvere. Sogno di leggere, leggere dalla mattina alla sera, divorare i grandi scrittori, sogno di fare l’amore con i libri di Bukowski o di Hemingway. E poi sogno di scrivere. Scrivere di tutto, tradurre in parole ciò che vedo, imprimere su un foglio le mie emozioni, lasciare andare libere le mie mani al suono dei miei pensieri. Ma nessuno lo capisce. Nessuno capisce la mia voglia di fuggire, nessuno capisce che voglio più di questa vita monotona. Questa vita mi va stretta. Tutti pensano che basti avere le tasche piene di soldi, che basti laurearsi, che basti non doversi vergognare perchè la proprio figlia vuole fare la scrittrice invece che l’ingegnere. Ma a me non basta. Voglio di più. Voglio essere felice, voglio fare il mio lavoro con passione, voglio vivere con passione. Ma non ci riesco. Non riesco a deludere chi mi sta accanto. E sacrifico me stessa, sacrifico il mio futuro per non buttare via gli anni di università fatti, per non buttare via gli esami dati. Per non sprecare i sacrifici fatti dai miei genitori. Ma a me che faccio il sacrificio più grande nessuno ci pensa? Nessuno si accorge che sto sacrificando il mio futuro? Sarò mai felice come ingegnere invece che come scrittrice? Magari sì. O magari potrò essere entrambe le cose. O magari nessuna delle due. Sono confusa. Il futuro è troppo incerto per decidere a vent’anni cosa si vuole farne. O cosa si vorrebbe.

“Spesso ci indebitiamo con il futuro per pagare i debiti con il passato.”

Kahlil Gibran.

Cronache di capelli spettinati e piedi nudi

L’altra sera ho fatto uno sforzo disumano. La mia amica S. mi ha chiesto di accompagnarla ad una serata in discoteca ed io di fronte alla scelta discoteca-con-musica-orribile-e-300-gradi e solito bar-solita gente ho scelto la discoteca. Una discoteca di classe si intende. Allora mi infilo una minigonna che più mini non si può, una canottiera che più scollata non si può e un paio di trampoli che più alti non si può. E affronto questa fantomatica serata, che per di più non va nemmeno malissimo, ci sono state serate peggiori. A parte la musica orribile, i 300 gradi e i pessimi tentativi di approccio. Una volta a casa  mi guardo allo specchio. Mi accorgo che manca qualcosa. Non sono me stessa. Non sono la me che torna da una serata riuscita bene. E da cosa lo si capisce? Da due semplici cose. Prima di tutte i piedi. Sono tornata a casa con ancora le scarpe addosso. Non le ho tolte in macchina come faccio sempre, perché il dolore ai piedi è troppo forte per pensare di fare il tragitto auto-casa con ancora quei trabiccoli addosso. Trabiccoli non perché nelle serate riuscite bene porti il tacco 12, ma semplicemente perché penso che non c’è cosa più bella al mondo del camminare scalzi. Scalzi sull’erba, scalzi sull’asfalto, ballare scalzi quando tutti gli altri hanno le scarpe e ti guardano male, entrare scalzi e ancora un po’ brilli nei bar alle 6 del mattino ad elemosinare un po’ di cibo, scalzi. Scalzi si vive bene, eccome. Con i piedi nudi senti la vita. La senti proprio sotto i piedi, la percepisci. Per inciso le serate migliori sono quelle che affronto con un paio di All Star o con i miei amati biker ai piedi. Da quelle serate torno scalza, non dopo il tacco 12 (paradossale in effetti). Non sono una tipa da tacco 12. Sono una tipa che balla tutta la notte, sono una tipa che si tuffa nella folla dei concerti, sono una tipa che torna a casa piena di terra e con le frasche infilate ovunque perché non passa serata che non si rotoli per terra. L’altro segnale indicativo dello stato della serata sono i capelli. L’altra sera non sono tornata a casa spettinata. Non mi ricordo dove ho letto che le cose più belle della vita spettinano, ebbene è vero. Dalle serate migliori sono tornata spettinata. Torno a casa con i capelli “confusi” (come dico sempre io) dopo una notte di sesso, dopo un concerto, dopo aver ballato e urlato alla luna, dopo essermi ubriacata e aver vomitato, dopo aver baciato uno sconosciuto sul cofano di una macchina altrettanto sconosciuta. Niente come la vita ti spettina. Niente come l’amore ti spettina. Perché quando un uomo ti prende per i capelli, allora sì che vale la pena essere spettinate. Quando fa anche un po’ male e quando poi seguono i morsi sul collo, allora sì che capisco chi sono. Non sono una da tacco 12. Sono una che vive la vita così come viene, che raramente dice di no, che si butta sempre, senza paura, una che fa il bagno nuda in mare di notte, una che alle sei del mattino adora sentire l’erba umida del giardino sotto i piedi, una che vive intensamente ogni giorno che la vita le regala. Per cui al diavolo i capelli perfetti, al diavolo il tacco, datemi una notte, datemi della bella musica, datemi le persone giuste, tante risate, fatemi ballare fino a sentire male ai piedi, datemi una bella luna, datemi un po’ di gin, datemi un campo in cui rotolarmi o un mare in cui perdermi, questa è la felicità. Questa è una notte perfetta.

“E i bicchieri eran vuoti

e la bottiglia infranta

E il letto spalancato

e l’uscio era sprangato

E tutte le stelle di vetro

della felicità e della bellezza

Risplendevano nella polvere

della stanza mal spazzata

Ed ero ubriaco morto

ed ero fuoco di gioia

ed eri ubriaca viva

nuda tra le mie braccia”

Jacques Prévert, “Fiesta”.